Nell'affrontare l'opera,…, lo scenografo, regista e costumista è apparso affascinato da un'idea in particolare: l'andamento spezzato e rapido di un'azione che si presta ad un “montaggio” di evidenza cinematografica. La frammentarietà della partitura è stata così evidenziata da quadri visivi, da interni ed esterni, che mutavano rapidamente, secondo una “vocazione alla metamorfosi”, considerata da Pier'Alli come la cifra più tipica dell'opera. […]; si era senz'altro di fronte ad uno spettacolo rigoroso, elegante, esemplarmente dedotto dalla musica e in grado di entrare nel vivo delle più sottili connessioni tra dramma e visualità.
Roberto Mori
“Boccanegra” d'incanto Il Secolo XIX, Carlo Felice, 27 ottobre 1992
Che ne sarà di questo splendido allestimento firmato, …, da Pier'Alli, cioè da uno degli scenografi certamente più sensibili, colti e intelligenti e “inventivi” in circolazione? […] si tratta di una creazione scenografica straordinaria( intelligente anche l'impostazione registica,…, giocata com'è sulla moltiplicazione “cinematografica” dei punti di vista, cioè su un'osmosi di prospettive che determina il trasformarsi dell'esterno in interno, che fa… la scena quale appare al personaggio, che porta masse e individualità di una situazione che li vede “di fronte a un evento” a una situazione che, cogliendoli di spalle, li mette nell'evento; intelligente impostazione…
Claudio Tempo
La Repubblica , Bologna, 27 gennaio 1998
… rispondeva il teatro di luci e posizioni dello spettacolo di Pier'Alli, cui siamo in debito di alcuni gesti scenici preziosi come il ritmo segmentato e rapinoso del Prologo, la drammaturgia statica studiatissima e trafiggente nei pezzi d'assieme del terzo atto, l'incanto tormentoso dell'ultimo incontro tra Fiesco e Simone: la scena vuota, solo una lunga scalinata, il fondale (finalmente) privo di riferimenti architettonici doriani, una distesa infinita di mare che vibra di luce fantasmatica.
Angelo Foletto
MEFISTOFELE, Arrigo Boito
Teatro alla Scala, Milano 1995
Recensioni
I « magnifici tre » del Faust boitiano Muti, Pier'Alli e il Coro di Gabbiani protagonisti Corriere della Sera , 2 febbraio 1995
… Pier'Alli che ha firmato regia, scene e costumi, per il suo forse migliore spettacolo […] ha fatto ricorso a tutte le sue precedenti esperienze, alla sua barocca fantasia per costruire uno spettacolo di proporzioni quasi areniane. All'interno come di una gigantesca conchiglia… ha inserito tutti gli elementi scenici, i più diversi, le proiezioni, i complessi giuochi di luci, con esiti spesso affascinanti, sempre d'effetto, come un lungo racconto visivo, con i bellissimi costumi, e una serie di movimenti di massa di straordinario valore plastico.
Giuseppe Pugliese
Mefistofele demonio fra gli incensi Avvenire , 2 febbraio 1995
… con estrema raffinatezza di mezzi e soluzioni il regista Pier'alli in quel momento proiettava, nel bel mezzo del cerchio-voragine dominante lo sfondo per tutta l'opera filmati vorticosi…: rosoni, vetrate, campanili che da dritti crollavano, si capovolgevano, rotavano, (e poi sullo stesso schermo si vedranno clessidre, alambicchi, forme spaziali,…). Risucchio assicurato e comunque molto ben simulato l'effetto di catapulta in un mondo dove dominante è la velocità – il mondo con gli occhi di Mefistofele – contro la staticità immota della realtà di partenza di Faust. […] la regia di Pier'Alli tocca i momenti di segno più forte quando ha di fronte scene di massa: usa un piccolo e onorevole trucco per far stare immobile il coro…, ma con le luci bellissime lo si scopre dopo un po' e l'effetto d'impotenza resta comunque ed è in perfetta sintonia con la musica; disegna un sabba spaventoso, dantesco, tutto fango e strisciare di vesti, dove il coro è un groviglio repellente…
Carlo Moreni
Diabolico show con Mefistofele Secolo XIX , 2 febbraio 1995
… “Mefistofele” incalza la gestione scenica poiché ad essa affida compiti espressivi radicali, cioè non solo esplicativi. Pier'Alli ha insistito sull'intrigo di elementi scenici simbolicamente stilizzati, a loro volta però accentuati dalla mobilità filmica ( e con splendidi risultati quando l'elaborazione computeristica delle immagini ha trasfigurato in mobili entità oltre-mondane e oltre temporali, un rosone di chiesa,…), e ciò al fine di conferire il senso di un risucchiamento di una dimensione oltre-mondana e oltre-temporale, all'interno di un cerchio che tutto domina, al perenne conflitto tra il bene e il male che alberga nel desiderio di conoscenza dell'uomo. Talora la stilizzazione è parsa “esemplare” (il Prologo in Cielo), tal'altra stucchevole (il giardino tutto ghirlande), tal'altra struggente (il tunnel- prigione dove si consuma la commovente tragedia di Margherita).
Claudio Tempo
AIDA, Giuseppe Verdi
Teatro Comunale di Bologna, 2001
Teatro Carlo Felice, Genova 2002
Recensioni
2001, Odissea Aida Opera, luglio 2001
Cosa sono i geroglifici che istoriano obelischi e piramidi, se non l'inquietante linguaggio di menti che arrivano dallo spazio profondo, da un'altra dimensione? Fanta-storia,certo, ma non priva d'interrogativi a cui dare risposta. Pier'Alli decide di abbracciare questa visione particolare ma la filtra attraverso l'occhio intelligente di una teatralità attenta e di gusto sorvegliatissimo, ecco così un Egitto stilizzato, con una spruzzatasi Stargate 2001 e Odissea nello spazio : è il vero Egitto o una proiezione in un'altra realtà? Le piramidi sembrano astronavi dalle cui porte che si alzano escono fumi e luci provenienti da chissà dove. Il dio Anubi, le effigi dei Faraoni, paiono divinità aliene; dalle prospettive delle stesse piramidi rovesciate si scorgono corpi celesti imprecisati, gli stessi che costellano il cielo notturno sul Nilo, forse la luna, forse, chissà? Questo mondo è tutto virato sui colori dell'argento, del blu, del pervinca con improvvisi lampi dorati (nelle luci, molto belle,…) o porporini (negli stessi abiti di Amneris); gli stessi costumi si rifanno alla classicità egizia con una strizzata d'occhio al futuribile ( i sacerdoti sembrano usciti dalla saga di Star wars). Il risultato complessivo è di estrema suggestione per l'occhio ma anche per l'intelligenza. Una lettura nuova senza essere provocatoria per uno spettacolo di grande livello: momenti bellissimi l'atto del Nilo ( con quei barbagli azzurrini del fiume sullo sfondo e la volta notturna e la terra che paiono incontrarsi), il finale claustrofobico tutto in nero, con un solo quadrato di luce a rischiarare gli innamorati morenti che sprofondano nel nulla, mentre la parete della piramide astronave ruota a tre quarti quasi sovrastandoli con la sua incombenza, recando sulla sua sommità un'argentea Amneris, in piedi quasi sfidando la legge di gravità, come una dolente dea remota, a intonare la sua ultima preghiera per Radames.
Nicola Salmoiraghi
Un'Aida da ricordare che scintilla nel buio La Repubblica , 20giugno 2001
Un'enorme parete di pietra, istoriata e tetra fa da fondale alla prima scena di Aida. Vi si aprono porte che lasciano vedere profondità di proiezioni. Poi la parete viene alzata e libera il campo a altri ambienti… sontuosi, con statue di Iside e Osiride, piramidi, il Nilo e lunghe prospettive di archi. L'immane parete alla fine scende e ruotando sull'asse orizzontale procura ai morituri una tomba granitica e spettacolare. Pier'Alli, autore di regia, scene e costumi costruisce uno spettacolo di rara bellezza e funzionalità. Con coraggio trasforma la parata della marcia trionfale in semplice balletto di gruppo, […]. Pier'Alli offre uno dei suoi spettacoli più belli e pensati.
Michelangelo Zurletti
Su Aida incombono le voci del destino La Stampa , 20 giugno 2001
La grandiosità di Aida ci vuole, ma non deve essere esibita come un elemento fine a se stesso, deve servire a mettere in evidenza la solitudine dei personaggi, e far sì che i loro palpiti evaporino… tra le architetture invisibili (sottolineo invisibili) provengano le voci di chi decide il loro destino. Pier'Alli ha capito il progetto di Verdi, e ha rispettato fondamentalmente la prescrizione, acutissima delle didascalie del libretto: mostrare ambienti grandiosi che si perdono in profondità da cui provengono suoni lontani,vale a dire le voci del destino ineluttabile…
Paolo Gallarati
Colori lunari e scene maestose per la prima di Aida al Comunale Il Domani , 20 giugno 2001
Al Teatro Comunale la prima di Aida è un trionfo. Un trionfo cui molto contribuisce la splendida scenografia ideata da Pier'Alli. Una scenografia maestosa dai colori lunari che portano davanti agli occhi del pubblico il colore tipico degli interni dei templi d'Egitto… Una scenografia tutta giocata sulla diversità delle luci - blu scuro e azzurro con sprazzi di bianco e ocra – e sulla diversità dei piani. Una diversità che fa uso di tutti gli accorgimenti della macchina teatrale e rende la scena più viva….
an.tre.
Opera, marzo 2002
Sul palcoscenico lo spettacolo ha confermato quanto si era già pensato a Bologna, ovvero che si tratta della produzione più bella e avvincente che sia stata realizzata in Italia durante l'anno verdiano. Uno spettacolo straordinario, che vanta una pulizia e un'essenzialità di segno e di recitazione che proprio un'opera come Aida richiede…
Enrico Girardi
I MASNADIERI, Giuseppe Verdi
Teatro Massimo di Palermo, 2001
Palacio Euskalduna di Bilbao, 2004
Recensioni
Pier'Alli incendia la scena La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno , 16 ottobre 2001
Dove invece riusciamo a vedere decifrata e poi esaltata la modernità sommersa di quest'opera a corrente alternata, è nello spettacolo. Pier'Alli centra costumi e scene sul Settecento di Schiller, ma taglia gli spazi secondo imprevedibili geometrie. Straordinaria è la scena “della follia”, in cui Francesco sogna il suo castigo: una galleria romantico-cubista dove i fantasmi di Fuessli vengono spezzati da Picasso. E la tecnologia digitale che Pier'Alli utilizza con abilità e sensibilità nuove, incendia con abilità letteralmente la scena in un crescendo di fiamme che ustionano il nostro subconscio ancora dolorante. Così anche un'opera giovanile di Verdi può bruciare di attualità.
Carlo Maria Cella
L'allestimento di Pier'Alli fra tradizione e tecnologia La Voce, 14 ottobre 2001
L'uomo di teatro fiorentino, ancora una volta, non rinuncia completamente a quei tratti avveniristici che più gli sono cari, tenta però qualche allusione storica con cui riesce a caratterizzare un'opera tra le più emblematiche del clima romantico… Il regista ricorre, oltre che ai fondali dipinti, a sofisticati accorgimenti tecnologici che creano effetti molto suggestivi, come quello dell'incendio appiccato dai ribaldi masnadieri. Si serve poi di una pedana mobile per individuare i diversi ambienti, alcuni di grande fascino, ad esempio la stilizzatissima tenda che delimita la stanza del vecchio conte, o gli scorci di quadri ottocenteschi che si succedono in una originalissima prospettiva, così come le sagome degli edifici che dovrebbero ricordare Praga…. Ne scaturisce uno spettacolo di geometrica eleganza, rigoroso e al tempo stesso emozionante…
Giulia Vannoni
Gusto exquisito El Pais , lunedì 19 gennaio 2004-07-07
La puesta en scena de Pier'Alli, procedente del bellissimo Teatro Massimo de Palermo, fue tan eficaz escenográficamente como impoluta teatralmente. Los espacios vacios eran potenciados con unas rampas que realzaban el juego de illustraciones, muchas de ellas de tipo evocador, desde el punto de partida de las ruinas al de los cuadros más o menos pict?ricos. En esa atmosfera sin sobresaltos transcurri?. Una velada operistica de mucha enjundia. Era un titulo menor de Verdi, desde luego, pero sus abundantes atractivos se vieron resaltados y hasta catapultados por una interpretaci?n encomiable.
Un Verdi dispuesto con elegancia Bilbao, 19 gennaio 2004
La forma de encarar este drama, tanto en lo musical como por parte de Pier'Alli hacen que I Masnadieri” resulte un produco que, màs que con pasi?n desmedida, resuelve con una suave elegancia una estética que de otro modo s?lo converceria a ciertos recalcitrantes. El juego de luces, la tecnologia puesta al servicio de la imagen, la “limpieza” de la scena (hasta los bandidos, en una ordenanda estilizaci?n)… todo, en fin. Conduce a una sensaci?n grata quel lega sin duda a todo el publico. No es poco.
Inaki G. Erauskin
LA MEMORIA PERDUTA, Scogna
Teatro dell'Opera di Roma, 2002 (Teatro Brancaccio)
Recensioni
Il naufragio dei profughi Corriere della Sera , 27 ottobre 2002
Novità assoluta, scritta su commissione del Teatro dell'Opera…, “La mamoria perduta” di Flavio Scogna prescinde da qualsiasi convenzione drammaturgia. A realizzare lo spettacolo, basandosi sul testo di Gina Lagorio, tra l'angoscia dell'immigrazione albanese e il dominio senza scrupoli dell'autorità, e su quella musica, gravata da simboli e metafore sovente a ruota libera, ha pensato Pier'Alli con tutta la sua fantasia. L'assenza di profondità del palcoscenico gli ha suggerito così lo schermo-velario su cui passavano le proiezioni e le parole del narratore fuoricampo. Teatro visivo, atto a spiegare tutto, non solo il significato della musica… il naufragio provocato dagli scafisti, le sagome di Metropolis, le madri di Plaza de Mayo tra le soluzioni più azzecate, specialmente nella trenodia conclusiva da Madre Teresa con le candele accese alla Tarkovski.
Luigi Bellingardi
In scena al Brancaccio l'incubo dei profughi Il Messaggero , 28 ottobre 2002
C'è spettacolo,…, nella regia di Pier'Alli, che data la staticità dell'intreccio ha sbrigliato la fantasia con proiezioni sul sipario trasparente: guardie in tenuta antisommossa, mari calmi ma cupi, una suggestiva foresta di mani nata da pugni chiusi, una selva di grattacieli che sembra ispirata al film Metropolis di Lang, l'intenso finale col coro delle madri.
Alfredo Gasponi
Scogna ritrova a Roma la sua “Memoria perduta”. Ed è trionfo L'Unità, 27 ottobre 2002
E' un momento sacro, intensamente risolto dai suoni e dalla realizzazione di Pier'alli, anche lui per la prima volta a Roma in campo musicale. Ha sistemato il palcoscenico del Brancaccio dandogli l'aspetto di un grande teatro… C'è un alto e lungo schermo sul quale vengono proiettate le varie vicende della scena…. Uno spettacolo che potrebbe e dovrebbe dilagare in altri spazi, al chiuso come all'aperto: terme di Caracolla, Sferisterio di Macerata, Teatro delle Muse ad ancona. Uno spettacolo da conservare nella memoria.
Erasmo Valente
Giornale della musica, 30 ottobre 2002
Determinante l'apporto della messa in scena di Pier'Alli, che, trasfigurando o anche ignorando totalmente le minuziose didascalie sceniche del libretto, non si fa ingabbiare da esigenze descrittive o narrative di tipo realistico e crea immagini sospese e oniriche, utilizzando magie luminose e immagini immobili o in lentissimo movimento proiettate su tre grandi schermi che delimitano il palcoscenico quasi totalmente vuoto. Mentre i protagonisti hanno una staticità quasi ieratica e il coro è disposto in alto sulle balconate laterali, creando suggestivi effetti stereofonici, a dare dinamismo all'azione è un gruppo di mimi dalla gestualità controllata al millimetro anche nei movimenti più turbinosi e nelle prodezze ginniche.
Mauro Mariani
ERNANI, Giuseppe Verdi
Teatro Regio di Parma, 2005
Fotografie di Federico Buscarino, 2005
Recensioni
Il Verdi diviso dell'"Ernani" Corriere della Sera , maggio 2005
Le masse si muovono secondo una perfetta geometria che diresti da Leon Battista AIberti che da teatro. I cantanti son concepiti secondo attitudes più che non siano personaggi. Le luci (fare regia con la luce:una delle cose più difficili del teatro) contribuiscono a creare l’atmosfera d'astrazione. Si comprende che tale spettacolo è un omaggio alle sublimi convenzioni del Melodramma. Pier’alli dichiara: «Se nella prosa si può prospettare, attraverso la psicologia, un certo realismo, dal realismo nell'opera bisogna fuggire.
Per questa importanza della musica sulla parola, a volte bisogna, anche nel lavoro sul cantante, privilegiare il senso musicale rispetto a quello verbale, e indirizzare l'atteggiamento del attore-cantante su quello, prima ancora che su questo; per semplificare, delle parole qualche volta possiamo anche fregarcene, della musica mai».
Secondo l’artista, l’Ernani è sovrastato dall’idea della Morte. Ciò è asseverato dal brevissimo Preludio iniziale, contesto di quelle figure trocaiche le quali, indicò in una pagina mirabile Giulio Confalonieri, mostrano l'arcaicità pre-cristiana onde è segnata l'idea della morte in Verdi. L'Opera s'inquadra in un ideale sepolcro: il palcoscenico è un solido nascente da un trapezio isoscele poggiante sulla base minore. I toni sotto bruniti o cretosi; l'orefìceria, più che rina-scimentale, appare d'un tardo-gotico borgognone (L’autunno del Medio Evo) coniugata con elementi liberty. Quale eleganza quale verità.